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Integrazione vitamina D – Effetti benefici scheletrici ed extra-scheletrici: ecco il catalogo

Un quadro a tutto tondo degli effetti scheletrici ed extra-scheletrici della vitamina D è stato fornito in un simposio satellite nell’ambito del 16° Congresso Nazionale AME (Associazione Medici Endocrinologi), tenutosi poche settimane fa a Roma. Sono stati analizzati aspetti farmacologici, fisiopatologici e clinici, tra noti e poco o per nulla noti, inseriti in un contesto teso a evidenziare i molteplici effetti sull’organismo nelle varie età e condizioni della vita

La relazione è stata tenuta da Stefano Lello, specialista in Ginecologia dell’Adolescenza e Endocrinologica, Fisiopatologia della Menopausa e dell’Osteoporosi e consulente presso il Dipartimento “Salute Donna e Bambino” della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma.

Cenno biochimici sulla formazione della forma attiva
Dapprima viene fatto un rapido cenno sul metabolismo della vitamina D. Le due più importanti forme nella quale la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 o ergocalciferolo (D2) di provenienza vegetale e la vitamina D3 o colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, sintetizzato negli organismi animali. Il colecalciferolo viene formato anche a livello della cute quando i raggi ultravioletti colpiscono la sua forma provitaminica di origine vegetale, l’ergosterolo.

L’assorbimento della vitamina D segue gli analoghi processi cui le altre vitamine liposolubili sono sottoposte. A livello epatico il colecalciferolo subisce una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D] il quale passa nella circolazione generale legato alla ‘vitamin D binding protein’ (DBP). Giunto al rene, il 25(OH)D può subire una seconda idrossilazione, da parte o della 1-alfa-idrossilasi che dà origine all’1,25-diidrossicolecalciferolo o calcitriolo [1,25(OH)D], la componente attiva, o della 24-idrossilasi, inibitoria, che porta alla forma inattiva.

Lello ha voluto ribadire, in relazione alle azioni fisiologiche della molecola, che la vitamina D è un ormone in quanto possiede un meccanismo genomico e un meccanismo non genomico, in analogia a quanto si configura con gli ormoni di tipo steroideo.

I meccanismi della regolazione omeostatica
«L’interesse per la modulazione della 1-alfa-idrossilasi rende ragione dell’estrema attenzione che l’organismo pone nel controllo della attivazione della vitamina D proprio per evitare gli eccessi che potrebbero essere presenti e che dando il colecalciferolo noi praticamente annulliamo» spiega.

«Effettivamente c’è un meccanismo abbastanza raffinato che è appunto quello che vede la produzione di 1,25(OH)D a livello dell’osteocita, questa si lega al recettore per il retinoide a livello intracellulare» prosegue. «Questo eterodimero va ad attivare l’FGF23 (fattore di crescita degli osteoblasti) il quale si lega a livello del tubulo renale con una proteina di membrana e questo legame dà luogo a un riduzione della 1-alfa-idrossilasi e a un aumento della 24-idrossilasi. Quindi questo è un ulteriore meccanismo molto raffinato di controllo per bloccare un’eventuale eccessiva produzione di calcitriolo».

Un altro discorso molto interessante dal punto di vista della farmacologia clinica e della regolazione omeostatica è il ruolo della DBP. «Si tratta del carrier maggiore della 25(OH)D, che mantiene i livelli di vitamina D durante i periodi di riduzione e quindi funge da riserva e regola il rilascio a livello dei tessuti» ricorda Lello. «Effettivamente alcuni polimorfismi sono stati chiamati in causa per studiare la differenza di attività e anche del quadro della BMD (bone mineral density)».

«La maggior quota di 25(OH)D e 1,25(OH)D è legata per l’85-90% alla BPD, il 10-15% all’albumina e l’1% è libero» spiega. «La frazione legata all’albumina è quella detta ‘not bound’ ovvero prontamente disponibile: l’organismo ‘capisce’ come è importante avere sempre vitamina D a disposizione per mantenere l’omeostasi nell’ambito della biodisponibilità».

Il problema della ipovitaminosi
Sempre elevata è poi l’incidenza di ipovitaminosi, afferma Lello. «L’86% delle donne italiane dopo i 70 anni ha un’ipovitaminosi, così come stanno chiaramente peggio i soggetti istituzionalizzati perché si espongono di meno al sole e la pelle dell’anziano è sempre meno efficiente nel produrre la vitamina D»…”

Per continuare a leggere la news originale:

Fonte: “Integrazione con vitamina D, effetti benefici scheletrici ed extra-scheletrici: il catalogo è questo”, PHARMASTAR

Tratto dahttps://www.pharmastar.it/news/altre-news/integrazione-con-vitamina-d-effetti-benefici-scheletrici-ed-extra-scheletrici-il-catalogo-questo-25488