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Disabilità – La legge dice: il familiare che assiste è un prestatore volontario di cura senza tutele sicure

Sono più di un milione gli italiani che si occupano di un loro congiunto disabile, il 40% dei lavoratori. Tutti, tranne poche eccezioni, potremmo diventare caregiver, cioè una persona che assiste senza alcun compenso un proprio caro non autonomo. Nel testo unificato presentato al Senato spariscono diritti economici e sociali e si restringe l’area di applicazione della legge 104

ROMA – Sono più di un milione gli italiani che si occupano di un loro familiare disabile, il 40% dei lavoratori. Tutti, tranne poche eccezioni, potremmo diventare – per l’invecchiamento della popolazione – potenziali caregiver, parola mutuata dall’inglese che sintetizza un concetto semplice e indica un una persona che assiste – senza alcun compenso – un proprio congiunto (un familiare, un amico) non in grado di essere autonomo nella vita quotidiana, a causa dell’età, oppure per una qualsiasi disabilità o malattia.

Tanto rumore per nulla. E’ un problema che da anni chiede soluzioni e ora non convince affatto il testo unificato presentato nei giorni scorsi al Senato: individuazione e riconoscimento solo formale della figura dei prestatori di cura, mentre spariscono diritti economici e sociali e si restringe l’area di applicazione della legge 104. Un testo gattopardiano, che gioca con termini e definizioni ma lascia intatta la sostanza. Che è quella della condizione di parenti, affini, conviventi di disabili gravi e non autosufficienti, fatta di notti senza sonno, perdita di professionalità, isolamento sociale, impossibilità di godere di una ‘vacanza’ dal compito continuo e spossante di assistere chi si ama, usura del reddito. Senza vedersi garantita alcuna tutela in termini di copertura assicurativa e previdenziale. Questo, nonostante dati scientifici provino che chi si sottopone a questo tipo di stress, in concomitanza con un’occupazione lavorativa, rischi di vivere molti anni di meno rispetto al resto della popolazione, dai 9 ai 17. (2009, Elizabeth Blackburn Premio Nobel per la Medicina).

Il testo sembra una vera beffa. Il testo unificato depositato in questi giorni al Senato risulta, rispetto alle attese e alle promesse, agli occhi di familiari e associazioni, una vera e propria beffa. In altri Paesi europeri la situazione è assai diversa, ai caregiver sono garantite alcune forme di tutela:

– in Germania, ad esempio, il sistema sanitario-assicurativo dà diritto a contributi previdenziali, se l’assistenza supera le 14 ore alla settimana, e a una sostituzione domiciliare in caso di malattia;

– forme di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza sono concesse ai caregiver in Francia, che in diversi casi hanno diritto pure a un’indennità giornaliera;

– così come a quelli in Spagna, che continuano a recepire contributi anche in caso di interruzione del proprio lavoro.

– persino la Grecia dà diritto, al caregiver familiare, al prepensionamento dopo 25 anni di contributi versati.

Le solite misure residuali. Nel testo  depositato a Palazzo Madama, non si fa cenno a misure che salvaguardino la salute del caregiver, non si parla del suo diritto a una vita di relazione o a realizzarsi pienamente nel suo percorso professionale; “il testo proposto non comporta oneri aggiuntivi di finanza pubblica, perché orienta l’attività delle Regioni e delle Province autonome, nell’ambito del riparto costituzionale di competenza tra queste e lo Stato e rimanda alla sessione di bilancio la quantificazione delle risorse che lo Stato destinerà a favore dei prestatori volontari di cura”, come premette il relatore, senatore Giuseppe Pagano, del Gruppo Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa – Nunovo Centro Destra. In altre parole: diritti economici e sociali “eventuali” sono a carico delle Regioni, sulla base del budget annuale, senza ulteriori incrementi di risorse da destinare a ai caregiver. Insomma, le solite misure residuali e non strutturali, differenziate a seconda del territorio, che si erogano dopo aver provveduto a tutto il resto, comprese le prebende di Stato e stanziamenti per più o meno evanescenti fondazioni.

Cosa prevedono i 4 articoli del testo. Nato dalla sintesi e dalla semplificazione delle tre proposte che da gennaio 2017 giacevano in Commissione Lavoro al Senato, 2266 (Angioni), 2218 (Bignami) e ddl 2048 (De Pietro)…”

Per continuare a leggere la news originale:

Fonte: “Disabilità, la legge dice: il familiare che assiste è un prestatore volontario di cura senza tutele sicure”, R.it

Tratto dahttp://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2017/10/04/news/disabilita_da_caregiver_a_prestatore_volontario_di_cura_ma_ancora_senza_tutele-177323990/