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Artrite reumatoide – Si può aumentare la distanza di somministrazione di adalimumab

I pazienti affetti da artrite reumatoide in trattamento con adalimumab possono in tutta sicurezza estendere l’intervallo interdose di somministrazione del 50% senza influenzare negativamente l’attività di malattia. Sono queste le conclusioni di un trial di non inferiorità multicentrico olandese recentemente pubblicato su ARD

Lo studio ha preso la mosse dalla considerazione che, per quanto concentrazioni più elevate del farmaco anti-TNF in questione siano in grado di migliorare la risposta clinica, la curva dose-risposta raggiunge, tipicamente, un plateau ad una concentrazione di circa 5 mcg/mL, considerata necessaria per bloccare gli effetti infiammatori del TNF-alfa. Di conseguenza, scrivono gli autori nell’introduzione al lavoro, molti pazienti in remissione potrebbero rimanere in questa condizione anche a livelli più bassi.

Di conseguenza, i pazienti con concentrazioni a valle del farmaco stabilizzate su valori >5 mcg/mL sono probabilmente sovraesposti al trattamento e a maggior rischio di infezioni.

Di qui il nuovo studio, che si è proposto di verificare se pazienti con concentrazioni di adalimumab >8 µg/mL possano essere in grado di aumentare l’intervallo intercorrente tra due somministrazioni del farmaco, senza andare incontro a variazioni clinicamente rilevanti dell’attività di malattia.

A tal scopo 55 pazienti, sottoposti a trattamento a cadenza quindicinale con adalimumab da almeno 28 settimane, sono stati randomizzati in questo studio di non inferiorità in aperto, a gruppi paralleli, secondo uno schema 1:1, ad un prolungamento dell’intervallo tra le dosi (un’iniezione di adalimumab ogni 3 settimane) o a continuare con il regime posologico standard.

I pazienti avevano caratteristiche di partenza pressochè sovrapponibili, avendo un’età media di 60 anni nel gruppo sottoposto al nuovo regime di trattamento e di 58 anni nel secondo. In entrambi i gruppi, inoltre, l’anzianità mediana di malattia era di 11 anni.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dalla variazione del punteggio DAS28-ERS a 28 settimane, con un margine di non inferiorità pari a 0,6 considerato clinicamente rilevante. Altri endpoint dello studio erano rappresentati dalle variazioni dei punteggi CDAI e SDAI di attività di malattia, e dalle variazioni delle concentrazioni sieriche di adalimumab…”

Per continuare a leggere la news originale:

Fonte: “Artrite reumatoide, aumentare la distanza di somministrazione di adalimumab si può”, PHARMASTAR

Tratto dahttps://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/artrite-reumatoide-aumentare-la-distanza-di-somministrazione-di-adalimumab-si-pu-24940