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Meno colesterolo LDL c’è, meglio è per possibilità di insorgenza eventi cardiovascolari

Una nuova analisi sullo studio sugli outcome cardiovascolari (FOURIER) ha mostrato una relazione statisticamente significativa tra bassi livelli di colesterolo LDL (C-LDL) e minori tassi di eventi cardiovascolari in pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica consolidata. Nell’analisi, inoltre, non c’è stata nessuna evidenza della stabilizzazione dell’effetto e nessun nuovo problema di sicurezza. I risultati sono stati presentati oggi nella Late-Breaking Clinical Trials Session dell’ESC (European Society of Cardiology) di Barcellona e contestualmente pubblicati su The Lancet

“Con questa analisi, abbiamo ulteriormente dimostrato la sicurezza e l’efficacia del raggiungimento di livelli di C-LDL ben al di sotto degli obiettivi attuali”, ha affermato Robert P. Giugliano, MD, SM, Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School di Boston e autore principale dell’analisi. “Questi risultati della prima analisi su una grande coorte di pazienti che ha ottenuto livelli bassissimi di C-LDL supportano l’uso di terapie ipolipemizzanti, come la combinazione con evolocumab e statina, in pazienti ad alto rischio per ridurre in maniera sicura la probabilità di incorrere in un altro evento cardiovascolare “.

Circa 26.000 pazienti provenienti dallo studio sugli eventi cardiovascolari di evolocumab, il FOURIER, sono stati seguiti per una mediana di 2,2 anni e stratificati post-randomizzazione in cinque gruppi prespecificati, indipendentemente dall’assegnazione del trattamento, in base ai livelli di C-LDL raggiunti alla quarta settimana rispetto al basale:
L’analisi ha dimostrato una relazione progressiva altamente significativa tra i bassi livelli di C-LDL e un più basso rischio dell’endpoint primario composito (ptrend <0.0001). È stata anche  osservata in tutti e cinque i gruppi una riduzione progressiva simile, che comprendeva infarto, ictus o morte cardiovascolare, nell’endpoint composito secondario (p = 0.0001 per una relazione monotonica). Non c’è stata una differenza significativa nel profilo di sicurezza nei cinque gruppi, compreso quello con il livelli di C-LDL più bassi. Infine, i pazienti hanno avuto maggiori probabilità di raggiungere livelli molto bassi di C-LDL quando trattati con Repatha® e statine rispetto alla sola terapia con statine.

Relazione tra i livelli di C-LDL e gli endpoint di efficacia compositi primari e secondari.
Il rischio dell’endpoint di efficacia composito primario, che includeva morte cardiovascolare, infarto, ictus, rivascolarizzazione coronarica o ospedalizzazione per l’angina instabile, è stato progressivamente più basso in quanto i livelli di C-LDL raggiunti alla settimana 4 sono stati ridotti…”

Per continuare a leggere la news originale:

Fonte: “Meno colesterolo LDL c’è, meglio è. Lo dimostra sottoanalisi dello studio FOURIER (evolocumab)”, PHARMASTAR

Tratto dahttps://www.pharmastar.it/news/cardio/meno-colesterolo-ldl-c-meglio-lo-dimostra-sottoanalisi-dello-studio-fourier-evolocumab-24698