Il Comitato I Malati Invisibili è presente e attivo nel territorio nazionale da aprile 2014.

(+39) 000 0000 000

info@imalatiinvisibili.it
16129 Genova (IT)

Salva

Articoli recenti

CF 95173870106

info@imalatiinvisibili.it

16129 Genova (IT)

Alzheimer e altre forme di demenza – Realtà virtuale e app possono aiutare

Esperti internazionali a Tel Aviv per confrontarsi sulle ultime novità della sanità digitale nel campo dell’Alzheimer e di altre forme di demenza

Come possono realtà virtuale, home assistant, esoscheletri e dispositivi gestiti dall’Intelligenza artificiale essere d’ausilio nella gestione di malattie degenerative come l’Alzheimer? È possibile diagnosticare per tempo l’insorgere di forme di demenza, attraverso app, smartphone e sensori? Sono alcuni degli interrogativi che si sono discussi a Tel Aviv nella conferenza di apertura di MEDinISRAEL ’19,  l’evento principale dell’industria della sanità digitale in Israele con oltre 2.500 partecipanti da 45 Paesi.

La conferenza al Centro Alzheimer

Forse non è un caso che gli organizzatori abbiano deciso di tenere a battesimo l’edizione 2019  di MEDinISRAEL proprio qui all’Alzheimer Research and Treatment Center, ente pubblico non profit realizzato nel 2001 a Ramat Gan. In questo piccolo municipio a mezz’ora d’auto dalla cosmopolita Tel Aviv si concentrano due strutture sanitarie d’eccellenza del Paese e anche a livello internazionale come appunto l”Alzheimer Medical Center e lo Sheba Medical Center Tel HaShomer, da poco eletto da Newsweek tra le dieci migliori strutture sanitarie nel mondo. Circondati dal verde e nel caos del traffico quotidiano di visitatori e pazienti, fa uno strano effetto vedere uno di fronte all’altro questi luoghi di cura e di ricerca e una caserma militare da dove entrano ed escono giovani reclute dell’esercito israeliano.

Tecnologie e  assistenza sanitaria

Organizzato dall’Israel Export Institute, in collaborazione con il Ministero dell’Economia e il Ministero della salute, MEDinISRAEL ‘19 ha l’obiettivo di promuovere l’uso delle tecnologie abilitanti per una migliore assistenza sanitaria. La conferenza di quest’anno presenterà tecnologie già in uso ed altre, estremamente avanzate, ancora in fase di sviluppo nei settori della telemedicina, la cura da remoto del paziente, l’IOT medico, la sicurezza informatica e le applicazioni della realtà. A far parte della missione italiana Fabrizio Sala, vicepresidente della Regione Lombardia, Francesco Gabbrielli, direttore generale del Centro Nazionale per la Telemedicina e le nuove tecnologie dell’Istituto Superiore di Sanità, Sergio Pillon, coautore delle linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina, Alberto Eugenio Tozzi, direttore Innovazione e Percorsi clinici dell’Ospedale Bambin Gesù ed Elena Sini, Chief information officer dell’Istituto Clinico Humanitas e membro del Governing Council di Himms Europe e di Himms Italia.

Smartphone per i segnali della malattia

Come ha ricordato il professor Michael Davidson, psichiatra della Sackler School of Medicine e presidente dell’Alzheimer Medical Center, di Ramat Gan, le nuove tecnologie applicate in campo sanitario sono molto promettenti ma «come è accaduto all’esordio dell’era dei computer, ci sono voluti anni prima che diventassero oggetti di uso comune». Lo sa molto bene la professoressa Mary Sano, psichiatra che dirige l’Alzheimer’s Disease Research alla Mount Sinai Icahan School of Medicine di New York. L’esperta  ha condotto una seri di studi su diversi gruppi di anziani, per capire se e come la tecnologia possa contribuire alla valutazione dello stato di salute cognitivo degli anziani rispetto agli strumenti di valutazione tradizionali. Attraverso la somministrazione di test e programmi di assistenza a distanza via telefono, Pc o smartphone, si è riusciti a identificare con una buona percentuale alcuni cambiamenti legati alla malattia, prima dei normali test. «Soprattutto i dispositivi mobili, con la loro grande diffusione, sembrano offrire le migliori opportunità. Ma ci sono ancora tutta una serie di ostacoli da superare, a partire dalla disponibilità delle tecnologie a seconda dell’età, della formazione scolastica e del reddito dei pazienti».

Esoscheletri e app: l’esperienza canadese

Eppure basta fare una deviazione verso il vicino Canada per rendersi conto di quanto non solo la ricerca ma anche la clinica applicata stiano facendo passi da gigante…”

Per continuare a leggere la news originale:

Fonte: “Realtà virtuale e app possono aiutare chi soffre di demenza”, CORRIERE DELLA SERA / NEUROSCIENZE

Tratto da: https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/19_marzo_25/realta-virtuale-app-possono-aiutare-chi-soffre-demenza-5a31ab06-4f01-11e9-b302-0ddb918627d0.shtml